A volte nella vita succede che le cose sembrino seguire uno strano verso. Tu statunitense nato a Los Angeles, figlio di una discreta ostacolista statunitense e di un calciatore di origini tedesche, tenuto a battesimo da una leggenda dell’atletica di nome Carl Lewis, sei costretto a soli 5 anni a trasferirti in uno stato di cui sai niente: l’Italia. I tuoi genitori sono separati, e mamma Renèe, che ti sta trasferendo la passione per l’atletica, decide di sposarsi con il rietino Ugo Besozzi che diventa il tuo padre adottivo al punto che tu ti fai chiamare col suo cognome in aggiunta al tuo: Andrew Howe Besozzi.Succede che frequenti le scuole italiane e diventi un italiano nel cuore prima ancora che burocraticamente. Poi nella tua vita prende prepotentemente posto l’atletica. A 19 anni sei bi-campione del mondo Juniores a Grosseto: oro nei 200 m piani e nel salto in lungo. Questo sarà il tuo biglietto da visita per presentarti là dove ogni sportivo vorrebbe arrivare: le Olimpiadi ad Atene. Spedizione sfortunata: un infortunio. Sembri diventare una di quelle eterne promesse di cui l’atletica italiana fa collezione. Poi la svolta: punti deciso sul salto in lungo, e subito ottieni risultati: campionati mondiali indoor di Mosca nel 2006, bronzo nel salto in lungo, e da qui entri nell’Olimpo dei saltatori. Arriva il 2007, l’anno dei mondiali di Osaka, gestisci le tue energie, gareggi poco, c’è già chi storce il naso. A metà luglio compari al Golden Gala di Roma e ti aggiudichi la prova di salto in lungo (8.12 m), subito dopo ti laurei campione italiano ancora nel salto in lungo (8.40 m con vento a favore oltre il limite) e nei 200 m piani. Poi l’ultimo test a Rieti prima dell’evento che aspetti da due stagioni: risultato 8.19, son queste le tue misure.
Così ti presenti ai mondiali in Giappone come una delle poche speranze della spedizione azzurra: punti al podio, dichiari che ti comporterai come un serpente che aspetta la sua preda nascosto
nell’acqua, poi però passi la gara ad oscillare tra il quarto e il sesto posto. La gara pare proprio prendere una brutta piega, tocca all’ucraino Lukashevych saltare: 8.25 m, sembra farti definitivamente scivolare fuori dal podio. Mamma Renèe, tua allenatrice personale da sempre, si agita su in tribuna, tu la guardi come per cercare consiglio. Ti resta ancora un tentativo, la classica ultima spiaggia, e quella basta per far uscire allo scoperto il serpente che era sopito. Spicchi il volo da quella pedana: 8.47 m primato personale e italiano, senti l’oro già tuo, festeggi e gioisci. La gara del lungo si arresta, c’è la premiazione dei 400 ostacoli femminili, l’illusione di essere il nuovo campione del mondo si prolunga. Già perchè di illusione si tratta: deve ancora saltare il rappresentante di Panama: Saladino, un altro campione vero. Parte la rincorsa, spicca anche lui il volo: 8.57 m, è il nuovo campione del mondo.È naturale rimanere un po’ con l’amaro in bocca per un purosangue come te. Ma tu, a 22 anni, sei argento: va bene così Andrew avrai tutto il tempo di rifarti. Il prossimo anno di questi tempi probabilmente ti ritroverai in Oriente, a Pechino, prepara la tua rivincita e, nel mentre, goditi questa straordinaria vittoria. E ricorda: da solo hai già fatto meglio dell’Italia intera ai mondiali di Helsinki (il magro bottino fu la sola medaglia di bronzo del marciatore Schwazer). Grazie Andrew.
ANSA: 2007-08-30 15:29 : Osaka: argento per Andrew Howe - Nuovo record italiano a 8, 47, ma Saladino salta 8, 57







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